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MEDIA
Le Barbie non esistono
Controllare quotidianamente il proprio peso. Guardarsi allo specchio tastando le zone “a rischio cellulite”. Digiunare fino alla fame per poi perdere il controllo, ingerire in pochi minuti fino a 5 mila calorie, senza rendersi conto di quello che si sta facendo e correre in bagno a vomitare tutto, nella vana speranza che le calorie non si accumulino.
Sono questi i comportamenti che, se ripetuti, determinano una patologia che rientra tra i disturbi alimentari. Tra le cause la prima è sicuramente una bassa autostima. Ritenere di non possedere le risorse per affrontare i problemi quotidiani, a scuola o sul lavoro, e per relazionarsi con i familiari e con i coetanei, rappresentano sicuramente una dominante comune a tutti pazienti. “Queste caratteristiche sono presenti in tutti casi di soggetti con disturbi dell’alimentazione -spiega Emanuel Mian, psicologo e autore del libro “Specchi”, un vademecum per la corretta informazione e prevenzione del fenomeno -. Spesso si riscontra anche una forma di depressione, difficoltà a rapportarsi con gli altri, insoddisfazione per il proprio corpo che viene continuamente confrontato con i modelli proposti dai media”.
Per quanto riguarda le statistiche, a soffrire di anoressia e bulimia nervosa, senza contare i disturbi alimentari non specificati, in Italia sono oltre 2 milioni di ragazzi tra i 12 e i 25 anni. Il rapporto maschi/femmine è 1 a 10 per l’anoressia e 1 a 20 per la bulimia nervosa. In pratica, nel nostro Paese, su mille giovani donne si rilevano tre casi di anoressia, 10 di bulimia e ben 70 di disturbi alimentari non altrimenti specificati. E non c’è donna, in casa, in ufficio, al bar, che non dichiari di voler perdere qualche chilo di troppo.
“In Friuli Venezia Giulia, a differenza del vicino Veneto, attualmente non vi sono dati validi per una valutazione obiettiva ed oggettiva della problematica -specifica Mian -. Manca infatti uno studio epidemiologico perché non esiste sinergia fra i pochi centri che trattano tali patologie e non vi e’ sufficiente opera preventiva ed informativa per genitori, insegnanti e studenti. In pratica, il problema non viene sentito con sufficiente impellenza ed urgenza dagli organi competenti. Per avere una stima della situazone in regione, possiamo prendere come validi i dati relativi all’Italia, con uno 0,8 % della popolazione femminile affetta da anoressia nervosa, e un 2% affetta da bulimia nervosa”.
Tali dati sono, purtroppo, in difetto anche per la diagnosi, che spesso avviene tardivamente, talvolta anche dopo sei, sette anni dall’esordio, quando i sintomi fisici e psichici sono divenuti particolarmente evidenti.
“Soprattutto per quanto riguarda la bulimia, individuare il problema non è facile - prosegue Mian -. Di fronte a un considerevole dimagrimento della figlia, ad esempio, è facile che il genitore si allarmi e si rivolga al medico per valutare l’anoressia. Mentre le bulimiche, all’apparenza non risentono del loro comportamento verso il cibo. Spesso sono normopeso o leggermente sovrappeso e fanno di tutto per nascondere agli altri che, dopo il pasto, vomitano quanto hanno ingerito. Per cui il campanello d’allarme scatta molto più tardi, quando una semplice visita dal dentista può rivelare l’erosione dello smalto, causato dall’acidità dei succhi gastrici. Per questo, sarebbe importantissima la prevenzione, informando i giovani che vomitare il cibo anche un solo secondo dopo l’ingestione permette di eliminare al massimo il 50 per cento delle calorie assunte con il cibo. Quindi, anche dal punto di vista del controllo del peso, la tecnica del vomito autoindotto non è efficace”.
Tra gli atteggiamenti che più di frequente possono far sospettare un disturbo alimentare, oltre al digiuno e al vomito autoindotto, c’è l’abuso di lassativi e diuretici, l’ossessione per l’attività fisica, che viene concepita dal paziente come un dovere, tanto da pensare che saltare un allenamento determinerà un immediato aumento di peso, il nascondere il cibo per non mangiarlo, un’eccessiva attenzione per il proprio aspetto, il confronto continuo con modelli irraggiungibili. “Sui media vengono proposte immagini di donne bellissime per pubblicizzare i vari prodotti -spiega ancora lo psicologo -. In realtà, quasi tutte le foto sono ritoccate al computer: si tratta di corpi che non esistono. Si pensi alla famosa Barbie: le proporzioni del suo corpo sono irreali, è inutile prenderle come modello!”.
Una volta individuato un comportamento alimentare fuori dalla norma, il primo passo è certamente quello di rivolgersi al medico di base. Sarà quest’ultimo, poi, a indicare uno specialista competente, che valutandone l’opportunità, inizierà una terapia adatta. Tuttavia soltanto il 10 per cento dei malati di un disturbo alimentare si rivolge a un centro. “A mio giudizio una terapia efficace è, per quanto possibile, breve -. Per quanto riguarda la guarigione - conferma l’esperto - c’è una speranza di remissione completa se si interviene presto. Negli altri casi, è difficile modificare un comportamento alimentare patologico che si è protratto per anni, anche se i miglioramenti ci sono”.
Per quanto riguarda l’età di inizio dei due disturbi mentre l’anoressia si presenta tipicamente all’inizio dell’adolescenza, verso i 12 anni, la bulimia raggiunge il picco massimo attorno ai 18-19 anni, nel momento del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. In questi anni però, si sta registrando, in Italia ma anche all’estero, un certo abbassamento della soglia d’età di rischio che è scesa, per le ragazze agli 11-13, con casi d’insorgenza precoce già a 7 anni.
E gli uomini? “Anche i maschi stanno diventando anoressici e bulimici - spiega Mian -, soprattutto nella fascia d’età tra i 30 e i 35 anni. Sono loro, a differenza dei giovanissimi, i maggiori frequentatori delle palestre. E sono ancora loro i figli degli Anni ’80 in cui l’edonismo e l’estetica costituivano un valore assoluto, da mentenere ad ogni costo. Grande rilevanza, in questi casi, ha la stampa specializzata: gli addomi scolpiti che tutti sognano sono il frutto, oltre che di allenamenti costanti e di regimi alimentari ristretti, anche della genetica. E su quella non è possibile intervenire”.
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