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ARTICOLI DIVULGATIVI
Il devotismo
Il termine scientifi co parafi lia (dal greco para = presso, accanto, oltre e fi lia = amore, affi nità) che nell’uso comune viene spesso sostituito da locuzioni quali “deviazione sessuale” o “perversione”, è identifi cativo di condotte sessuali ritenute insolite. Esiste una particolare parafi lia, da anni nota in America ma ancora poco conosciuta in Italia, che corrisponde al nome di “acrotomofilia” (acro = estremità, tomìa = tagliare e fi lìa = preferenza) e che però, a livello internazionale, tende ad essere identifi cata come “devotismo”. Si tratta di un fenomeno complesso e strettamente correlato alla disabilità. In generale, i devotee evidenziano un’attrazione di stampo puramente sessuale per donne e uomini affl itti da un handicap di tipo fi sico e pertanto, sognano di potersi unire ad un partner privo di uno o più arti, oppure emiplegico o paraplegico.
Ad oggi, è impossibile stabilire quanti siano i devotee in Italia e nel mondo. I soggetti che nel nostro Paese si riconoscono in questo tipo di perversione ammontano a migliaia e sono perlopiù uomini, ma la stima rimane comunque imprecisa perché gli studi al riguardo sono pochi e tutti in fase d’ulteriore sviluppo.
Ciò è da attribuirsi anche al fatto che molti devotee, nel timore di essere etichettati come amorali, preferiscono restare nell’ombra e, in alcuni casi, nel tentativo di condurre una vita più "normale" possibile.
La maggioranza dei devotee appartiene al gruppo degli "Amplovers o amanti degli amputati". Si tratta di individui piacevolmente colpiti ed affascinati sia dagli amputati protesizzati, sia da quelli che manifestano la sola presenza di un moncherino. Per alcuni, motivo di seduzione può essere il moncherino vero e proprio, per altri la protesi, oppure l’immaginario di quanto esiste sotto di essa. Taluni si eccitano nel cogliere la diffi coltà di deambulazione dovuta alla mancanza di uno o di entrambi gli arti inferiori; altri nel riscontrare, durante lo svolgimento di normali azioni, la malagevolezza tipica di chi è privo di una o ambedue le braccia. Altri ancora focalizzano l’interesse esclusivamente sulla "parte mancante" del portatore di handicap e nel tentativo d’immaginare le sue sembianze.
Le comunità virtuali di disabili che si incontrano su internet, in chat e nei forum, non di rado si interrogano se accettare o meno le attenzioni dei devotee. Alcuni, anche se a conoscenza della natura "malata" delle loro attenzioni, si dicono propensi ad assecondarle perché desiderosi di rapporti sessuali a prescindere dai termini. Altri, invece, non solo le rifuggono, ma le criticano aspramente perché consci di essere desiderati per null’altro che per la loro "diversità". È impossibile dire chi sia nel giusto, ma è corretto precisare che, se da un lato i devotee paiono andare contro il desiderio di bellezza (inteso come simmetria e non come avvenenza) a tutti i costi, tipico della società occidentale degli ultimi trent’anni (e vista in quest’ottica la loro psicopatologia non è tanto disdicevole quanto potrebbe sembrare), dall’altro, la componente patologica di questo fenomeno risiede e prende consistenza nel fatto che l’interesse è indirizzato solo verso la parte amputata o la disabilità e, praticamente mai, verso la persona e le sue qualità umane.
Dott. Emanuel Mian
Articolo pubblicato su SocialNews (Giugno-Luglio 2008) mensile di promozione sociale
organo di divulgazione del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Interno